RAHSAAN ROLAND KIRK
CITAZIONI
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"Avevo uno o due anni e la bambinaia venne al lavoro ubriaca...e mise troppa medicina nei miei occhi"
 
 
 
 
 
 
 

Si può sentire un assolo di stricht nel brano Skater's Waltz contenuto nell'album "Kirk'sWork"(1961)
 
 
 
 

"…era come se il suo cervello fosse diviso in due: riusciva a suonare una melodia con la mano destra e una con la sinistra" 

Dorthaan Kirk, moglie di Rahsaan

Un tributo a Fats Waller è contenuto nel disco Bright Moments (1974) : Talk (Fats Waller)
 
 
 
 
 
 

Per saperne di più sul didjeridu
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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"Ronnie Scott's club"
 
 
 
 

Il free jazz: cos'è?
 

"Una persona non è in grado di apprezzare la libertà se non è mai stata in prigione. Come puoi sapere cosa vuol dire essere liberi se non hai conosciuto tutti gli stadi della condizione di mancanza di libertà? (…) I jazzisti parlano della libertà, ma è il blues una delle cose più libere che tu possa suonare. Un ragazzo di vent'anni non può venire a dirmi che ha intenzione di adottare un suono "free" quando non ha anocora fatto esperienza di almeno la metà delle cose che ho sperimentato da quando suono - proprio il blues, ad esempio: il suo tormento… Come si può pensare di essere free, di essere liberi, se non si è fatta questa esperienza? Ma i ragazzi vanno in centro, comprano uno strumento e dicono "sarò free", "sarò libero". E a New York è peggio che in altre città. Ho visto ragazzi che non conoscono neanche le scale, venire a New York e comparire in un disco ottenendo un enorme successo; cosa che non accadrebbe in nessuna città del Midwest. New York è una città molto ingenua".

Da un’intervista alla rivista Dowbeat, 1966
 
 
 

"Le persone che vengono a casa mia credono di trovare nient'altro che dischi di jazz. Invece trovano musica classica, musica della tradizione indiana, giapponese, polke, ragtime, ogni genere di musica.
E restano sorpresi….
Io amo tutti i generi di musica"
 
 

Una volta riprese un musicista che stava “suonando fuori” sul brano di Coltrane “Impressions” [“To play outside” o “to play out” significa allontanarsi dalla struttura armonica de tema]. “Come puoi stare dentro la musica di Coltrane senza conoscere Giant Steps?”- urla Kirk. “Faresti meglio ad andare a casa e studiare…Non andare fuori solo perché non puoi andare da nessun altra parte!”
 

BRIGHT MOMENTS: The Life and Legacy of Rahsaan Roland Kirk / John Kruth , Welcome Rain, 2000
 
 

 


Rahsaan Roland Kirk è un musicista fuori da ogni schema, un artista originale il cui stile ci conduce attraverso l'intera storia del jazz, dalle radici di New Orleans, passando per lo swing e il be-bop, fino all'astrazione avanguardistica degli anni Sessanta e Settanta.

Nato a Columbus, in Ohio, nel 1936, da piccolissimo perde la vista e viene educato all'Ohio State School for the Blind, un istituto speciale per ciechi. Qui si avvicina alla musica e comincia a suonare il sassofono e il clarinetto in una band della scuola. Nel 1951 fonda un suo gruppo di rhythm and blues. 

I sogni svolgono un ruolo importante nella vita e nello sviluppo musicale di Kirk e proprio a un sogno si deve la sua peculiarità di strumentista.  Nel 1952, infatti, il giorno dopo aver sognato di suonare tre strumenti contemporaneamente, in un negozio di musica, Kirk trova due sassofoni appartenuti a una banda militare spagnola di inizio secolo: lo stricht e il manzello. Il primo è una sorta di contralto, ma diritto; il secondo, pur essendo curvo come un contralto, suona come un soprano. Lavorando sulla  diteggiatura, studia una tecnica per suonare simultaneamente strict, manzello e sax tenore. Ciò a cui tende è lo sviluppo di un'armonia tripartita, tecnica in evidenza nel suo primo lavoro, un disco di rhythm and blues del 1956, intitolato, non a caso, Triple Threat (Tripla minaccia). 

Padroneggia tutti gli strumenti a fiato e da musicista esplosivo qual è, a partire dal 1960 comincia a fare uso anche di sirene, fischietti e altri arnesi per enfatizzare le sue performance. Nello stesso anno registra per l'etichetta Cadet ed è immediatamente polemica: è accusato di usare trucchi da prestigiatore. In risposta Kirk afferma di sentire sirene e diversi altri suoni nella testa quando suona. 

Kirk attinge all'intera tradizione e conosce tutto il jazz delle origini, inclusa l'opera di Jelly Roll Morton e Fats Waller che ricorrono all'uso di sirene, fischietti,  clacson e voci umane. Joachim E. Berendt, musicologo e produttore discografico, ha affermato che Kirk aveva "tutte le qualità spontanee di un musicista di strada accompagnate alla sottigliezza di un moderno musicista jazz".

Nel 1961 lavora per quattro mesi con Charles Mingus suonando nell'album Oh Yeah e partecipando alla sua tournée californiana. Comincia a germogliare la sua reputazione internazionale e dopo l'impegno con Mingus fa il suo primo viaggio in Europa, esibendosi come solista al Jazz Festival di Essen nella Germania occidentale.

Flautista innovativo, usa molte tecniche non ortodosse quali il cantare e il suonare simultanei. L'esempio più famoso è costituito dal brano "You Did It, You Did It" contenuto in We free kings (1961). Sebbene le tecniche usate non siano originali (la respirazione circolare, che consente di suonare senza riprendere fiato, è una componente necessaria per suonare strumenti quali il didjeridu degli aborigeni australiani e, inoltre, già negli anni Venti molti interpreti suonavano tre clarinetti contemporaneamente), il risultato kirkiano è pieno di musicalità. Altri adotteranno la sua tecnica tra cui Ian Anderson il cantante-flautista dei Jethro Tull. Un album che Kirk ha interamente dedicato al flauto è I Talk with the Spirits (1964). Nel corso della sua carriera registra tributi dedicati a musicisti che ama particolarmente. Alcuni motivi come “From Bechet, Fats and Byas”contenuto nell’album Rip Rig and Panic (1965), diventano memorabili. Un tributo a Duke Ellington è contenuto nel disco The Inflated Tear (1967), in cui Kirk reinterpreta il brano di Ellington “The Creole Love Call”. In Domino, un disco del 1962, è contenuta una versione della celebre composizione di Thelonious Monk "Misterioso".

Dal 1963 Kirk intraprende, con il suo quartetto, una serie di tournée regolari all'estero e suona al Ronnie Scott's club. Per il resto degli anni Sessanta e nel corso degli anni Settanta è a capo del suo gruppo la Vibration Society con cui si esibisce in club, concerti e festival negli Usa, Canada, Europa, Australia e Nuova Zelanda.

Intorno al 1970, in seguito ad un altro SOGNO , aggiunge "Rahsaan" (una divinità indù?) al suo nome vero. E' sempre di questi anni il suo impegno da attivista che lo porta ad essere uno dei leader del Jazz and People's Movement. Insieme a musicisti quali Archie Shepp, uno dei maggiori esponenti del free jazz, compie numerose incursioni in talk show televisivi rivendicando più visibilità per i musicisti di colore. Per Kirk, "il jazz è 'musica classica nera' ed egli ama immergersi nel suo spirito selvaggio e indomito. In ciò egli è 'puro': non ci sono di fatto influenze della musica classica europea riconoscibili nella sua opera" , sebbene nei suoi ascolti musicali egli sia estremamente versatile.

Nel corso della sua vita artistica ha numerosi riconoscimenti e vince per anni i sondaggi della rivista americana Downbeat come strumentista miscellaneo o per il flauto o clarinetto - ma non gli viene mai riconosciuto di essere uno dei più grandi sassofonisti. Ne resta amareggiato, ma rispetta ed ammira musicisti del calibro di Sonny Rollins e John Coltrane.  A quest’ultimo dedica molti lavori tra cui  “A Tribute to Coltrane” in Voluntereed slavery (1969).

Nel 1975, Kirk ha un attacco che gli paralizza una parte del corpo. Con tremendo coraggio riprende ad esibirsi usando solo un braccio - un handicap quasi intollerabile per un sassofonista - e riesce a tenere una serie di concerti all'estero, a suonare in vari festival a comparire in TV. Nel 1977 un secondo attacco ne causa, a soli 41 anni, la morte.

Multistrumentista, Kirk è stato un artista carismatico che ha introdotto nel jazz elementi di humor, di attivismo sociale e una creatività di stampo onirico capace di andare oltre gli elementi modernisti del periodo post be-bop. Come scrive Luigi Onori, ha saputo creare "una sintassi sonora assolutamente visionaria (onirica, dato che il sogno ha sempre avuto una notevole importanza nella sua vita e da un sogno ha tratto ispirazione per suonare più strumenti in contemporanea)". Con la sua pratica e rivendicazione della black music può essere messo al fianco di musicisti come Jimi Hendrix, Bob Marley e Stevie Wonder.
Kirk è intervenuto in modo eversivo sul suono e ha mandato a rotoli la sacralità del jazzista classico sfuggendo "agli stereotipi santificatori del genio e del jazzista maledetto e incarnando alcuni tratti qualificanti della cultura afroamericana che sono destabilizzanti per quella bianco-occidentale, essendo al tempo stesso un fossile sonoro vivente ed un rivoluzionario musicale tradizionale (associabile, per certi versi, ad Albert Ayler), insofferente - peraltro - ai media e alla critica musicale. Per molti fu sempre e solo un uomo dai mille trucchi, uno showman, un fenomeno da baraccone, un cieco poco sano di mente: contro chi la pensava così Kirk si è battuto, con ironia al vetriolo, per tutta la vita.
 
 
 

Siti consigliati
Roland Kirk web site <http://www.alfanet.hu/kirk/>
Lista di discusione su Rahsaan
<http://www.egroups.com/list/bright-moments/info.html>
 
 
 
 
 
 
 
Riferimenti bibliografici
- Il libro del jazz : dal Ragtime al Rock / Joachim Ernst Berendt. - Milano : Garzanti : Vallardi, 1979
- Jazz - The Rough Guide / Ian Carr, Digby Fairweather and Brian Priestley.., London: Penguin Books, 1995
- The New Grove Dictionary of jazz / edited by Barry Kernfeld, London, MacMillan, 1994
- The Penguin Guide to Jazz on Cd (5. ed), Richard Cook e Brian Morton, London, Penguin, 2000 
- "Roland Kirk: Telling It Like It Is" (intervista), Downbeat, maggio 1966, a/c Bill McLarney

 
 

La presente pagina è stata creata in occasione della presentazione del disco 
"We did it, We did it" 
15 dicembre 2000 
Cologno Monzese, Cineteatro di Via Volta

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Logo della biblioteca: occhio su sfondo neroBiblioteca Civica Cologno Monzese pagina a cura dello staff della fonoteca
redatta il 13/12/2000
 ultima revisione
14/12/2000
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