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copertina
Stefano Rodotà, Perché laico
Collocazione - GDL 322.1 ROD
Copie: 8
Data: 23 aprile 2009 ore 21.00

INDICE - Una spiegazione (in forma di premessa) - Parte prima. Laicità, confronto, democrazia - Tra passato e presente (e il futuro?) - Religione e politica - Laicità e principi - Governare la vita - Parte seconda. Cronache di una laicità difficile - La «missione» del laico - Sapienza e dintorni - Costituzioni parallele - Poteri in conflitto - Relativismo e principi - Pensare la dignità - Il buon legislatore - Tra giudici e legge - Un dialogo difficile - Scuola, religione, democrazia - Il dolore e la politica - Violenza pubblica e vita delle persone - Omosessualità e diritti - Le vie della solidarietà - Tra Blair e Zapatero - Europa e ricerca scientifica - La forza dei diritti - Guardare all’Europa - Note - Indice dei nomi



"Non trovo facile fare un commento a questo libro. Sono così evidenti le ragioni che stanno alla base della sua stesura che sembra difficile credere che ci si debba ancora interrogare sulla necessità e sulla opportunità che per una felice convivenza all’interno di uno stato moderno lo stesso sia basato su una forte laicità. Mi sono chiesto tuttavia se il conflitto in atto tra laicità e cattolicesimo non sia parte anche oggi della contrapposizione che caratterizza questi due aspetti da almeno duemila anni, sia cioè parte integrante di quella lotta tra potere spirituale e potere temporale che ha tutte le caratteristiche per non avere mai fine.
Ciò nonostante, confesso la mia inadeguatezza in diversi passaggi a penetrare a fondo tutti gli aspetti che vengono trattati sia per la profondità dei temi citati che per la sorpresa che in molte pagine mi ha colto nello scoprire angolazioni del ragionare di Rodotà che non avevo né previsto né conosciuto prima ( si vedano per esempio le implicazioni sociali e giuridiche collegate alle nuove tecniche di fecondazione assistita ).
Sto cercando di dire che un argomento come la laicità può rappresentare materia di studio a cui ci si dovrebbe applicare molto seriamente perché tante affermazioni che si danno per scontate, scontate non sono; un argomento degno di studi profondi per colmare le molte lacune che quasi tutti noi abbiamo senza saperlo.
Tanto per iniziare: siamo veramente consci tutti che democrazia e laicità sono la stessa cosa? ( pag. 31 ) E può quindi la laicità non scontrarsi continuamente con la o le religioni che per definizione si dicono portatrici di verità assolute, non discutibili e che sono in nuce profondamente antidemocratiche?
E che la democrazia, che alcuni hanno definito un sistema di governo molto imperfetto, ma migliore di tutti gli altri possibili, non è qualcosa che ci è dato per sempre? E ci rendiamo conto fino in fondo che democrazia non significa solo andare al voto ogni 4 o 5 anni e poi delegare ad altri fino alle prossime votazioni il governo delle nostre vite? Il solo tentare di rispondere in modo appropriato a queste domande può farci diventare consapevoli della portata enorme di questi quesiti per la costruzione di una società più giusta e nella quale meglio potremmo riconoscerci.
Uno dei meriti del libro è il fare toccare con mano a chi legge la fragilità della nostra democrazia e come il paese e la politica che lo rappresenta tendano sempre a preferire una società “verticale” dove le decisioni sono calate dall’alto piuttosto che una società “orizzontale” nella quale i cittadini partecipano effettivamente alla vita della società. Non è un caso quindi che la Chiesa, da sempre organizzata in modo “verticale”, trovi così facilmente orecchie pronte ad ascoltarne i messaggi anche quando escono manifestamente dall’ambito della fede per divenire vero e proprio partito politico. E’ sempre più facile e meno rischioso seguire un “capo” che pensa per te piuttosto che fare lo sforzo di costruirsi un convincimento personale. Soprattutto nel momento attuale dove la scienza continua a progredire in modo incessante in tutti i campi e gli uomini si sentono per la maggioranza inadeguati a seguirne la corsa continua, perdono rapidamente punti di riferimento e si aggrappano a certezze che chiamano “fede” o “natura”.
Se esiste un limite del libro, credo vada cercato nel grande numero di argomenti trattati. Non credo che siano molti coloro i quali hanno la necessaria competenza e pazienza per seguirli e comprenderli appieno tutti".
Antonio Pezzotta

"Ho apprezzato il libro di Rodotà “Perché laico” anche se la sua lettura mi ha suscitato ulteriori interrogativi e, soprattutto, dubbi ancora più forti sulla possibilità che lo Stato italiano diventi davvero laico. Premetto che il libro, a mio parere, pur non essendo scritto in linguaggio tecnico affronta molti argomenti ed è piuttosto dispersivo. Il suo pregio maggiore è la passione che trasmette Rodotà nell’esporre le sue motivazioni e lo fa, innanzitutto, in nome della difesa dell’essere umano e della sua dignità in quanto tale.
E’ una presa di posizione chiara, finalmente, sul fatto che anche i laici – e non solo i cattolici - possono esprimersi compiutamente sulla questione dell’etica e della morale, pur con tutti i dubbi e le contraddizioni che le scoperte scientifiche degli ultimi decenni hanno portato. A questo proposito si veda il capitolo “Tra Blair e Zapatero” nel quale demolisce i luoghi comuni legati ai cambiamenti legislativi introdotti in Inghilterra e Spagna.
E’ evidente che la Chiesa di Ratzinger si chiude per paura del diverso, della perdita di identità e di potere ed i legislatori, in Italia, non fanno quello che viene indicato a pag. 140) nel capitolo dedicato al “buon legislatore”. Rodota’ dice “davanti a noi sta una politica impietosa, prigioniera delle proprie logiche, incapace di accostarsi alla vita delle persone con il rispetto che merita”. La strada che Rodota’ indica per uscire dagli arroccamenti degli schieramenti contrapposti “cattolici” e “laici” è senz’altro idealmente affascinante ma, in questo momento, a me suona davvero utopica. Il famoso sondaggio effettuato dal quotidiano “Repubblica” sul caso “Englaro” indicava una percentuale molto elevata di persone contrarie all’accanimento terapeutico, eppure lo sdegno che ha percorso il Paese in quei giorni nei confronti del comportamento del governo cosa ha generato ?
I laici devono trovare il coraggio di riunirsi e riaffermare, ad alta voce, le proprie istanze. Chiudo queste considerazioni con un brano tratto dal libro che trovo molto significativo: “Riflettere seriamente e, insieme, sulla solidarietà è indispensabile, se siamo davvero preoccupati della costruzione di nuove forme di coesione sociale e di valori comuni di riferimento. Davanti a noi è una drammatica frammentazione sociale, ragione non ultima di tante tragiche e, altrimenti inspiegabili, vicende di cronaca. La ricostruzione di una rete solida di rapporti tra le persone e, tra queste e le istituzioni pubbliche, esige una rinnovata attenzione per la solidarietà e per i diritti che da questa traggono ispirazione”.
Anna Recaldini

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